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Ehi Grillo

Famiglie in crisi

 

 

 

 

FAMIGLIE IN CRISI

Cos’è una famiglia in crisi? E’ stare insieme senza parlarsi, se non delle cose da fare per i bambini. E’ chiedersi se esista ancora qualcosa, o se sia mai esistito. E’ scoprirsi soli, dal primo momento in cui ci si sveglia, è cercare negli occhi di tuo figlio la sicurezza che conti, che esisti ancora. E’ aver voglia di parlare, di raccontare, di qualcuno che ti chieda come stai, ma sai che non lo farà. E’ non crederci più. A quel punto l’importante è aver ben presente quali sono le priorità, cercare di mantenere il controllo in un mare in burrasca, e ricordare che le cose vanno viste in prospettiva. Ciò che al momento potrebbe sembrarci una tragedia potrebbe essere la cosa migliore che ci poteva capitare. Cercare di ricominciare con un nuovo orizzonte, giorno dopo giorno, aspettando che torni il sole. Nei momenti più bui si fa fatica a crederci, ma la verità è che ogni notte finisce e alla fine arriva l’alba. Bisogna solo saper aspettare…Saper sfruttare al massimo la propria capacità di “resilienza”. Cos’è la “resilienza”? La resilienza in psicologia connota la capacità delle persone di far fronte agli eventi stressanti o traumatici e di riorganizzare in maniera positiva la propria vita dinanzi alle difficoltà.

Le persone con un alto livello di resilienza riescono a fronteggiare efficacemente le contrarietà, a dare nuovo slancio alla propria esistenza e perfino a raggiungere mete importanti. L’esposizione alle avversità sembra rafforzarle piuttosto che indebolirle.
Secondo Susanna Kobasa, una psicologa dell’università di Chicago, le persone che meglio riescono a fronteggiare le contrarietà della vita, quelle più resilienti appunto, mostrano contemporaneamente tre tratti di personalità:

  • l’impegno;
  • il controllo;
  • il gusto per le sfide.

Per impegno s’intende la tendenza a lasciarsi coinvolgere nelle attività. La persona con questo tratto si dà da fare, è attiva, non è spaventata dalla fatica; non abbandona facilmente il campo; è attenta e vigile, ma non ansiosa; valuta le difficoltà realisticamente. Perché ci sia impegno è necessario avere degli obiettivi, qualcosa da raggiungere, per cui lottare e in cui credere.

Per controllo s’intende la convinzione di poter dominare in qualche modo ciò che si fa o le iniziative che si prendono, la convinzione di non essere in balia degli eventi. La persona con questo tratto per riuscire a dominare le diverse situazioni della vita è pronta a modificare anche radicalmente la strategia da adottare, per esempio, in alcuni casi intervenendo con grande tempestività, in altri casi indietreggiando, prendendo tempo, aspettando.

L’espressione gusto per le sfide fa riferimento alla disposizione ad accettare i cambiamenti. La persona con questo tratto vede gli aspetti positivi delle trasformazioni e minimizza quelli negativi. Il cambiamento viene vissuto più come incentivo a crescere che come difficoltà da evitare a tutti i costi, e le sfide vengono considerate stimolanti piuttosto che minacciose. La persona generalmente è aperta e flessibile.
Impegno, controllo e gusto per le sfide sono tratti di personalità di cui si può avere consapevolezza e perciò possono essere coltivati e incoraggiati.

La resilienza non è una caratteristica che è presente o assente in un individuo; essa presuppone invece comportamenti, pensieri ed azioni che possono essere appresi da chiunque

Avere un alto livello di resilienza non significa non sperimentare affatto le difficoltà o gli stress della vita

Avere un alto livello di resilienza non significa essere infallibili ma disposti al cambiamento quando necessario; disposti a pensare di poter sbagliare, ma anche di poter correggere la rotta
L’indagine conoscitiva pubblicata dall’ISTAT nel 2004, che riporta i dati aggiornati al 2003, evidenzia un progressivo incremento nel nostro Paese di separazioni e divorzi, che nell’ultimo decennio sono complessivamente aumentati di circa il 60%.

Dopo una separazione o un divorzio è frequente che i figli mostrino cambiamenti nel quadro comportamentale (svogliatezza, aggressività, difficoltà a rapportarsi con gli altri, ecc.) ed emozionale (tristezza, rabbia, paura, vergogna, ecc.).

Di solito, i maschi hanno più difficoltà nel breve termine ad adattarsi alla nuova situazione rispetto alle femmine.Gli studi effettuati in questo ambito indicano con chiarezza che i figli reagiscono in modi diversi alla separazione dei genitori: alcuni si mostrano da subito capaci di fronteggiare la situazione, e trovano un buon equilibrio psicologico; altri sperimentano un periodo iniziale di difficoltà, che può durare anche 2-3 anni, ma poi raggiungono il loro equilibrio; altri ancora, invece, a distanza di molti anni stentano ad adattarsi alla nuova situazione.

I fattori che maggiormente influenzano la reazione dei figli alla separazione dei genitori sono:

  • l’età;
  • il temperamento;
  • la capacità di recuperare un proprio equilibrio dopo le avversità (detta anche resilienza);
  • la qualità del rapporto che ciascun genitore intrattiene col figlio e con l’altro genitore;
  • il sostegno sociale che si riceve dagli altri membri della famiglia, dalla scuola o dai coetanei.

Tra questi fattori l’età riveste un ruolo fondamentale, poiché in ogni fase di sviluppo i problemi vengono vissuti ed elaborati in maniera diversa.

I neonati sono i più protetti dalle conseguenze immediate della separazione dei genitori, sempre che venga garantita loro una relazione di attaccamento stabile e sicura almeno da parte di uno dei genitori.

I bambini in età prescolare tendono facilmente ad attribuirsi responsabilità per la separazione, mentre i bambini tra  6 e 8 anni d’età sono in grado di comprendere concretamente le problematiche relative alla separazione, ed in genere si sforzano di mantenere buoni legami con entrambi i genitori; invece, i bambini d’età compresa tra 9 e 11 anni sono inclini a schierarsi con uno dei due genitori ed a mostrare aperto disaccordo o anche aggressività nei confronti dell’altro genitore.

Gli adolescenti, che come si sa attraversano una fase particolarmente critica della loro vita, se esposti ad una forte conflittualità tra i genitori, possono reagire reprimendo l’espressione dei propri sentimenti, rinviando le scelte personali o assumendosi responsabilità che non ci sono, arrivando talvolta a pagare un prezzo elevato pur di garantire il benessere dei genitori.

Le situazioni che più di altre possono porre i figli a rischio di sviluppare problemi comportamentali ed emozionali in seguito a separazione/divorzio sono:

  • lo stato depressivo che si può manifestare subito dopo la separazione (si verifica nel 25% dei casi) nel genitore che ha la custodia dei figli – generalmente la madre – e che determina un allontanamento affettivo da essi;
  • l’abuso di sostanze stupefacenti da parte di uno o entrambi i genitori, che rende spesso le cure parentali inadeguate;
  • il disinteresse del padre, che spesso causa un abbassamento dei livelli di autostima nei figli, in particolare se questi sono nella fase adolescenziale;
  • i conflitti tra i coniugi che vengono scaricati direttamente sui figli.

Le ricerche fatte dagli psicologi suggeriscono che è la conflittualità tra i genitori, più che la separazione in sé e per sé, a produrre gli effetti negativi sul benessere dei figli

Dopo una separazione è probabile che il coinvolgimento affettivo del padre nei confronti dei figli cambi. In linea di massima i padri si possono suddividere in tre categorie a seconda della reazione che mostrano: da una parte ci sono quelli il cui coinvolgimento rimane lo stesso; dall’altra parte ci sono quelli che pur essendo poco coinvolti prima della separazione, in seguito a quest’evento prendono coscienza di quanto sia importante per loro la relazione coi figli, cominciano a dedicargli più tempo e migliorano la qualità del rapporto; infine, ci sono quelli che accrescono la distanza dai figli, o perché considerano la frequenza di contatto poco soddisfacente, o perché percepiscono una forte riluttanza da parte della madre a far crescere la relazione tra i figli ed il padre.

Una situazione piuttosto frequente e di difficile gestione che si può presentare in caso di separazione o divorzio, è quella in cui il genitore che trascorre la gran parte del tempo con i figli, sentendo la maggiore responsabilità per quanto riguarda l’educazione, tende a fissare regole e a farle rispettare in maniera troppo rigida, mentre l’altro genitore, che ha contatti meno frequenti, tende ad assumere atteggiamenti troppo permissivi ed indulgenti.

Questa situazione invariabilmente finisce per creare difficoltà a uno o entrambi i genitori oltre che ai figli. Infatti, questi ultimi tendono ad essere particolarmente disubbidienti e provocatori, mentre i primi tendono a perdere la calma facilmente. Se i genitori non si sforzano di concordare una linea educativa comune si può mettere in moto un circolo vizioso, per cui il genitore rigido tenderà ad essere sempre più rigido, quello permissivo sempre più permissivo, ed i figli sempre più disubbidienti.

Il modo migliore per rendere minimi sui figli gli effetti negativi legati ad una separazione, è che entrambi i genitori riescano comunque a garantire loro una relazione stretta e sicura

I genitori separati hanno un ruolo fondamentale nell’aiutare i figli ad adattarsi alla nuova situazione. Per agevolare l’adattamento è necessario assumere comportamenti e atteggiamenti adeguati; in particolare è importante:

  • dire ai figli esattamente ciò che sta accadendo intorno a loro e perché (gli studi evidenziano che gli effetti peggiori si verificano proprio nei casi in cui i figli non hanno una giusta comprensione degli avvenimenti);
  • rispondere alle domande dei figli in maniera onesta e spontanea, tenendo presente, però, che è necessario evitare di incolpare apertamente l’altro coniuge, anche se da parte sua vi possono essere chiare responsabilità;
  • chiarire ai ragazzi che loro non sono in alcun modo responsabili della separazione, e che invece la decisione è lo sbocco naturale dei problemi che si sono venuti a creare tra i genitori;
  • fornire i dettagli e rispondere a tutte le domande dei figli quando vengono prese decisioni organizzative del tipo con chi andranno a stare i ragazzi, i giorni di visita assegnati all’altro genitore, come fare per contattare l’altro genitore, ecc.;
  • introdurre con gradualità i cambiamenti nella vita dei figli (per esempio, se un genitore non può fare a meno di andare ad abitare in una casa che sta in un altro quartiere e l’anno scolastico non si è ancora concluso, è meglio attendere la fine delle attività scolastiche prima di trasferire il figlio in un’altra scuola);
  • dare ascolto ai figli, e incoraggiarli a parlare ed esprimere i propri sentimenti per cercare di capire come vivono la separazione e che cosa ne pensano, in quanto non è infrequente che possano farsi idee sbagliate su ciò che sta accadendo;
  • chiarire ai figli che è normale per loro desiderare che i genitori tornino di nuovo insieme, ma che, soprattutto dopo il divorzio, è opportuno considerare la decisione come definitiva.